La gestione di un debito contributivo può rappresentare un problema importante per un’azienda, soprattutto quando l’esposizione nasce da una temporanea difficoltà finanziaria e deve essere conciliata con il pagamento dei contributi che continuano regolarmente a maturare.
Nel 2026 sono cambiate le regole. Con la circolare n. 60 del 21 maggio 2026, l’INPS ha illustrato il nuovo Regolamento sulla dilazione dei debiti contributivi, adottato in attuazione dell’art. 23 della Legge n. 203/2024.
La principale novità è la possibilità di ottenere una rateazione dei debiti INPS fino a 60 rate mensili, senza la precedente necessità di autorizzazione ministeriale.
Si tratta di un’opportunità importante, accompagnata però da condizioni più rigorose. Se devi regolarizzare una posizione contributiva, non devi quindi considerare soltanto il numero di rate ottenibili: occorre verificare preventivamente quali debiti possono essere inclusi, l’intera esposizione verso l’INPS e soprattutto la sostenibilità del piano nel tempo.
Rateazione debiti INPS: quando si può arrivare a 60 rate
Il nuovo Regolamento supera la precedente disciplina del 2012 e attribuisce direttamente alle strutture INPS il potere di concedere dilazioni più lunghe.
Il numero massimo delle rate dipende dall’ammontare complessivo del debito:
- fino a 500.000 euro: massimo 36 rate mensili;
- oltre 500.000 euro: massimo 60 rate mensili.
Per le esposizioni fino a 500.000 euro la decisione compete al Direttore provinciale o di Filiale; per quelle superiori la competenza passa al Direttore regionale o al Coordinamento metropolitano.
È importante sottolineare che 36 e 60 rate rappresentano limiti massimi, non una durata riconosciuta automaticamente.
L’INPS determina il piano effettivamente concedibile durante l’istruttoria, considerando la tipologia del contribuente, l’entità dell’esposizione e la situazione contributiva pregressa.
La dilazione è infatti prevista in presenza di una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria, come può verificarsi in presenza di problemi di liquidità, ristrutturazioni aziendali, ritardi nei pagamenti dei clienti o conseguenze derivanti da contenziosi.
Quali debiti contributivi possono essere rateizzati
La nuova disciplina riguarda i debiti per contributi e sanzioni civili non ancora affidati all’Agente della riscossione, quindi quelli per i quali non sia ancora stato formato l’avviso di addebito, oltre alle posizioni in carico agli uffici legali dell’Istituto.
C’è però un aspetto operativo particolarmente importante.
La domanda deve comprendere l’intera esposizione INPS
Non puoi scegliere liberamente quali singoli debiti inserire nella rateazione.
La domanda deve riferirsi all’intera esposizione debitoria verso tutte le Gestioni INPS interessate, con esclusione del lavoro domestico.
Prima di presentare l’istanza consigliamo quindi di ricostruire con precisione la posizione contributiva complessiva attraverso la procedura Ve.R.A., verificando anche eventuali note di rettifica, VIG e partite sospese.
È un passaggio fondamentale perché permette di conoscere l’effettiva esposizione prima di richiedere il piano.
Come presentare la domanda di rateazione INPS
La domanda deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica attraverso il Cassetto Previdenziale del Contribuente, direttamente oppure tramite un intermediario abilitato.
La procedura prevede fino a 10 giorni per l’istruttoria e ulteriori 10 giorni per il pagamento della prima rata, per un termine complessivo che può quindi arrivare a 20 giorni.
Il pagamento della prima rata entro il termine previsto costituisce accettazione del piano di ammortamento.
Occorre prestare particolare attenzione a questa scadenza: il mancato o parziale pagamento della prima rata determina l’annullamento del provvedimento e i debiti inseriti nell’istanza non possono essere riproposti attraverso una nuova domanda.
Inoltre, le rate non possono essere pagate mediante compensazione fiscale. Questo elemento può avere un impatto significativo soprattutto per le aziende che dispongono abitualmente di crediti fiscali rilevanti.
Per mantenere la rateazione devi pagare anche i contributi correnti
Questo è probabilmente l’aspetto più delicato della nuova disciplina.
Ottenere il piano e pagare regolarmente le rate non è sufficiente.
Per mantenere la dilazione devi rispettare contemporaneamente due condizioni:
- pagare puntualmente le rate previste dal piano;
- versare regolarmente la contribuzione corrente dovuta alle diverse Gestioni INPS.
La rateazione diventa quindi un impegno sottoposto a una verifica continuativa.
Se durante il piano smetti di versare i nuovi contributi che maturano, puoi perdere il beneficio anche se stai continuando a pagare correttamente il debito precedente.
Quando può essere revocata la rateazione
Il nuovo Regolamento disciplina in maniera rigorosa anche la revoca.
Può verificarsi, tra gli altri casi, in presenza del mancato o parziale pagamento di tre rate, anche non consecutive, successive alla prima, oppure quando la contribuzione corrente non viene regolarizzata secondo le modalità previste.
Le conseguenze sono rilevanti: i debiti oggetto della rateazione revocata non possono essere nuovamente dilazionati e le somme residue, insieme all’eventuale contribuzione corrente omessa, vengono affidate all’Agente della riscossione tramite avviso di addebito.
È possibile ottenere una seconda dilazione?
Il nuovo Regolamento prevede espressamente anche la possibilità di una seconda dilazione mentre la prima è ancora attiva.
Può essere utilizzata per regolarizzare partite emerse successivamente oppure contribuzione corrente maturata dopo la presentazione della prima domanda.
Anche in questo caso sono però previsti limiti precisi: non devono esserci stati provvedimenti di revoca nei sei mesi precedenti e possono essere mantenute contemporaneamente al massimo due dilazioni.
Per richiederne una terza è necessario estinguere anticipatamente una delle due già esistenti.
Rateizzare un debito INPS richiede una valutazione preventiva
La possibilità di arrivare fino a 60 rate mensili rappresenta uno strumento importante per le aziende che attraversano una temporanea difficoltà finanziaria.
Una durata maggiore non deve però far sottovalutare gli impegni che il piano comporta.
Prima di presentare la domanda, noi consigliamo di verificare l’intera posizione contributiva e valutare realisticamente la capacità di sostenere contemporaneamente le rate del debito pregresso e la contribuzione corrente.
È proprio questo equilibrio a diventare decisivo per conservare il beneficio nel tempo.
Se devi verificare una posizione debitoria INPS o valutare la possibilità di richiedere una rateazione, contattaci: possiamo analizzare insieme la situazione e gli adempimenti necessari.
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